Mini Innocenti, una storia italiana
In Italia ci sono tre grandi marchi: la Fiat dei grandi successi, l’Alfa Romeo di proprietà dello Stato e la Lancia, perennemente in crisi. Poi, c’è un marchio piccolo, nato dalla passione per il ferro lavorato, passato per uno scooter famoso e approdato alla costruzione di automobili: la Innocenti. A cui si legherà il destino della Mini. È l’autunno 1960. La Casa di Lambrate, alla periferia sud di Milano, non essendo in grado di realizzarla da sola un’autovettura, sigla un contratto con l’inglese Austin per costruire su licenza due modelli: la A40, disegnata da Pininfarina, e la Spider, che impiega gruppi meccanici della Austin-Healey Sprite su una carrozzeria ridisegnata per la Ghia da Tom Tjiarda.
Arriva la Mini

Tra il 1963 e il 1964, saranno realizzate le versioni italiane della Mini 1100/1300. Alla fine del 1965, la Innocenti con la Mini si ritrova in poco tempo tra il secondo e il terzo posto tra i costruttori italiani. La piccola casa italiana lega il suo nome a un mito, la Mini Innocenti la piccola e sorprendente vettura rivoluzionaria dallo stile inconfondibilmente british, nata dalla matita di Sir Alec Issigonis. Il successo fu così enorme, che il modello più o meno invariato è rimasto in produzione per oltre 40 anni, dal 1959 al 2000, quando gli operai dello stabilimento di Longbridge hanno realizzato l’ultimo di 5.387.862 esemplari.
Poi, cosa è accaduto?
Nell’ottobre 1997, la Innocenti scompare dal circolo dei costruttori ed entra nella storia. La sua avventura nel settore dell’automobile è durata appena 37 anni, passando dalla produzione dei tubi agli scooter. Il suo fondatore Ferdinando Innocenti, classe 1891, originario di Pescia in Toscana, eredita dal padre fabbro la passione per la lavorazione del ferro. A Lambrate, vicino Milano, si dedica prima alla costruzione di cannotti di acciaio con giunti particolarmente facili da montare e smontare, poi alla concorrente diretta della Vespa Piaggio: la Lambretta, il mitico scooter costruito in 100mila unità all’anno a metà degli anni ’50. Di lì a poco, sulla scia degli entusiasmi post bellici della ricostruzione e del boom economico, arriva la decisione di costruire autovetture. Nel 1966, però, Ferdinando muore, e nel 1971 il figlio Luigi cede l’azienda alla British Leyland. Sono gli anni della crisi del petrolio, anni di enormi difficoltà per l’industria, in generale e per quella inglese, in particolare. Nel 1976 la Innocenti passa all’industriale italo-argentino Alejandro De Tomaso, che fa nascere la Mini 90/120, carrozzeria disegnata da Bertone e gruppi meccanici inglesi, sostituiti dal 1982 da motori di origine Daihatsu.
Fine di un sogno
Nel 1990 tutto il capitale Innocenti passa alla Fiat. Si producono le Small, ultime derivazioni dell’originaria Mini. Escono dalla catena di montaggio fino al 31 marzo 1993, giorno in cui la fabbrica di Lambrate chiude i battenti. Per sempre.